sabato 30 maggio 2026

"Tornare sul palco, tornare a Respirare"

 
Ci sono posti che non sono soltanto luoghi. Sono pezzi di vita che pensavi di aver perso per sempre.

Per me il Teatro Parioli Costanzo di Roma è stato questo. Quando sono salito su quel palco, davanti alle luci e al silenzio della sala, non stavo solo tornando a recitare. Stavo tornando a una parte di me che avevo lasciato indietro tanti anni fa.

Dal 2007 al 2012 il teatro era casa mia. Era il posto dove riuscivo a sentirmi libero davvero. Poi la vita ha preso una strada diversa, sbagliata. Gli errori, il carcere, il rumore delle porte che si chiudono e quel senso di aver distrutto tutto, anche i sogni più belli.

Per anni ho pensato che il sipario fosse chiuso per sempre.

E invece eccomi lì, di nuovo su un palco importante, con una compagnia fatta da detenuti ed ex detenuti. E in quel momento ho capito che certe ferite forse non spariscono mai, ma possono trasformarsi in qualcosa di nuovo. Tornare al teatro, proprio dopo il carcere, proprio nel posto dove pensavo di non meritare più di stare, è stata una delle vittorie più grandi della mia vita.

Perché il teatro, dentro il carcere, non è solo uno spettacolo. È respiro. È uno spazio dove per qualche ora smetti di essere un numero, un errore, una sentenza. Torni persona. Torni voce. Il teatro ti obbliga a guardarti dentro, a sentire, a raccontarti senza nasconderti. E a volte riesce ad aprire qualcosa nel cuore.

La cosa più forte è stata rivedere i miei ex compagni ancora detenuti. Guardarli negli occhi, ritrovare quei sorrisi stanchi ma veri, condividere di nuovo il palco con loro. Dentro quegli abbracci c’era tutto: il dolore, il tempo perso, ma anche la voglia di credere ancora in qualcosa di bello.

Abbiamo portato in scena “UN BAR DI PAESE”, un testo scritto direttamente da loro. E forse proprio per questo così vero. Dentro c’erano le fragilità, le ironie, le malinco
nie e le speranze di chi vive il carcere ogni giorno. Nessuna maschera. Solo umanità.

Io invece ho scelto di mettere a nudo una parte molto personale della mia storia, scrivendo un monologo sulla mia esperienza da detenuto e da padre lontano da suo figlio. Scriverlo è stato doloroso. Recitarlo ancora di più. Perché certe assenze non fanno rumore, ma ti consumano piano. Raccontare cosa significa vedere crescere un figlio da lontano, attraverso telefonate, videocolloqui e mancanze, è stato come aprire una finestra su una ferita ancora viva.

Ma il teatro serve anche a questo: a trasformare il dolore in qualcosa che può arrivare agli altri.

Un enorme merito va alle registe Annalisa Bianco e Rita Ceccarelli, che con delicatezza, pazienza e cuore hanno saputo tirar fuori il meglio da ognuno di noi.

E poi ci sono loro, o meglio noi, i “Cellamusica”. Una band speciale, nata dentro il carcere, composta da ex detenuti, due agenti di polizia penitenziaria e volontari. Un gruppo che dimostra che la musica può abbattere muri che sembrano impossibili da superare. Con le nostre canzoni diamo voce alle storie dei detenuti del carcere di Santo Spirito di Siena e portano fuori emozioni che troppo spesso restano chiuse dentro una cella.

I Cellamusica nascono grazie all’idea di Giancarlo Battista e Valentina Moffa, persone che hanno creduto davvero nel potere umano dell’arte. Fondamentale anche il supporto dell’insegnante di musica Sara Ceccarelli, che accompagna questo percorso con sensibilità e passione.

E tutto questo non sarebbe nato senza il supporto dell’area educativa del carcere, la dott.ssa Maria Iosè Massafra e la dott.ssa Lorenza Pascali, che continuano a credere che cultura, musica e teatro possano essere strumenti veri di cambiamento. Speciale ringraziamento va “laLut“ e Ugogiulio Lurini che per me oltre ad essere la persona che più ha riacceso la mia voglia di teatro resta un amico, un regista,  al quale dire grazie ogni giorno.

Un sincero ringraziamento a Eleonora Scricciolo e Andrea Castelli che, con il loro prezioso volontariato all’interno del carcere, hanno offerto a tutti noi detenuti supporto umano e artistico. Il loro contributo è stato fondamentale per la crescita dei CellaMusica e del teatro in carcere, dimostrando quanto il volontariato possa essere uno strumento di inclusione, cultura e speranza. Grazie per aver creduto in noi e nel valore di questo percorso.

Infine, grazie a Camilla Costanzo e all’Associazione Maurizio Costanzo per aver acceso una luce sul mondo detentivo. Perché portare il carcere dentro un teatro non significa solo raccontare storie difficili. Significa ricordare che dietro ogni errore continua ad esistere una persona.

Quella sera al Parioli Costanzo non siamo saliti sul palco solo per recitare.

Siamo saliti sul palco per riprenderci un pezzo di vita.

Ernesto Luongo







mercoledì 20 maggio 2026

Parioli: in scena “Un bar di paese”, realizzato nel carcere di Siena

Un bar di paese ha vinto la seconda edizione del Premio Maurizio Costanzo nelle carceri. Testo elaborato dai detenuti della casa circondariale di Siena, da cui è stato tratto l’omonimo spettacolo, che sarà presentato al Teatro Parioli Costanzo di Roma mercoledì 20 maggio, alle 20:00.

La rappresentazione nasce dall’impegno dei detenuti dell’istituto toscano, coordinati da Annalisa Bianco – artista e fondatrice, insieme a Virginio Liberti, della compagnia “Egumteatro” – e da Rita Ceccarelli, attrice di lunga carriera, che vanta esibizioni teatrali che spaziano dai classici alle performance contemporanee.  Sul palco, insieme agli attori-detenuti, il cappellano del carcere, don Carmelo Lo Cicero, e il gruppo musicale “CellaMusica”, nato nel 2022 nello stesso istituto penitenziario.  Al riconoscimento è associato un premio in denaro, devoluto da “Reload”, all’esito di un bando nazionale aperto esclusivamente a testi drammaturgici originali, in lingua italiana, mai rappresentati fuori dal circuito penitenziario.

I membri dell’associazione Maurizio Costanzo, collegata al Teatro Parioli, spiegano -sul sito dell’ente- che l’iniziativa del premio nasce dalla consapevolezza di quanto fosse importante, per il giornalista, “non solo il teatro, ma anche la possibilità che arrivasse a tutti, nessuno escluso, a maggior ragione, in carcere”.  La finalità del concorso è nella celebrazione e promozione dell’arte teatrale come strumento di espressione, crescita e reintegrazione sociale per quanti sono privati della libertà.

L’elaborazione dell’opera che si è aggiudicata la vittoria, così come le attività che hanno preceduto la realizzazione dello spettacolo, ha visto come protagonista l’associazione laLut, centro di ricerca e produzione artistica, guidato da Ugogiulio Lurini, al cui impegno si devono i numerosi progetti teatrali e musicali del carcere senese.  Grazie al laboratorio di scrittura scenica, tenuto da Annalisa Bianco, e al laboratorio teatrale, condotto da Rita Ceccarelli, si è pervenuti a uno spettacolo che vede in scena otto detenuti, diretti dalle due professioniste teatrali. Sotto la supervisione di Annalisa Bianco, il testo è stato ideato e composto dai detenuti stessi, rispondendo così a uno dei requisiti essenziali per la partecipazione al concorso.

Gli ospiti del carcere sono stati informati del bando dagli operatori del trattamento penitenziario, i quali hanno individuato, all’interno dell’istituto, un gruppo di persone già coinvolte in progetti di scrittura creativa. Ad  Annalisa Bianco si deve l’aver ottenuto un finanziamento dal Comune di Siena.

“I detenuti si riunivano la sera a scrivere, per poi riguardare ed elaborare il testo con Bianco una volta a settimana”, racconta a gNews Marià Iosè Massafra, responsabile dell’area trattamentale dell’istituto penitenziario. L’attività è andata avanti da novembre a gennaio, per approdare, dopo la comunicazione della vittoria del Premio Maurizio Costanzo, alla realizzazione dello spettacolo. “Tutti i detenuti impegnati nel progetto di scrittura sono stati impiegati come attori; solo due di loro, usciti prima dell’inizio delle prove, sono stati sostituiti: in un caso, con un altro detenuto, nell’altro, con il cappellano del carcere”, continua Massafra.

L’educatrice ci informa che l’azione della pièce si svolge in un bar situato vicino a un carcere, gestito da un ex detenuto e sua moglie, all’interno del quale si avvicenda “una clientela abituale e pittoresca”. Per un giorno il locale è animato dall’apparizione di sconosciuti avventori, personaggi che portano alla ribalta le loro storie, con un rimando autobiografico al vissuto degli interpreti. La narrazione si dilata grazie alla presenza, tra gli altri, del cappellano del penitenziario, interpretato proprio dal sacerdote della casa circondariale toscana. Le figure, interpretate da attori italiani e stranieri, presentando sé stesse, danno una coloritura particolarmente realistica ai soggetti.

“Momenti di grande comicità si intrecciano ai racconti e alle confessioni dei personaggi, rivelando storie di fragilità e sofferenza”, nella costruzione di “una trama intessuta di vicende ordinarie e straordinarie”, “mentre l
e canzoni dei CellaMusica fanno da colonna sonora”.

“Il premio teatrale Maurizio Costanzo nelle carceri nasce con l’obiettivo di valorizzare e promuovere il talento artistico presente all’interno delle istituzioni detentive, offrendo ai detenuti la possibilità di esprimersi attraverso l’arte e la creatività teatrale”, si legge ancora nel sito dell’associazione. Le finalità del concorso sono “favorire il reinserimento sociale dei detenuti attraverso l’espressione artistica e la partecipazione a progetti culturali significativi; promuovere la cultura teatrale come strumento di recupero e riabilitazione all’interno del contesto carcerario; offrire un’opportunità concreta di crescita personale e professionale ai detenuti interessati alla pratica teatrale; sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza della riabilitazione e del reinserimento sociale dei detenuti”.

“Un progetto che non parla solo di spettacolo, ma è anche un racconto di dignità, voglia di riscatto e forza di ricominciare”, dichiara Camilla Costanzo, figlia del giornalista, a Lucilla La Puma (“Corriere Roma”, 12 maggio 2026).

Alla presenza di illustri personalità delle istituzioni e del mondo della cultura e dello spettacolo, la pièce sarà rappresentata in prima assoluta al Parioli, per essere replicata, nel mese di dicembre, sia all’interno dell’istituto penitenziario di Siena, sia al Teatro dei Rozzi della stessa città.

Articolo tratto da:

https://www.gnewsonline.it/debutta-al-parioli-un-bar-di-paese-realizzato-nel-carcere-di-siena/