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sabato 10 febbraio 2018
La mostra fotografica “Piccole storie da Santo Spirito” rientra nella rassegna Siena Città Aperta. Arte e cultura sempre più inclusive, dove il sociale ricopre un ruolo da protagonista. Ne parla l’assessore Francesca Vannozzi.
La mostra fotografica “Piccole storie da Santo Spirito” rientra nella
rassegna Siena Città Aperta. Arte e cultura sempre più inclusive, dove
il sociale ricopre un ruolo da protagonista. Ne parla l’assessore
Francesca Vannozzi.
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giovedì 8 febbraio 2018
La vita nel carcere di Siena al centro di una mostra fotografica
Alla scoperta della vita all’interno della Casa Circondariale di Siena attraverso l’occhio di Alessio
Duranti. Sarà inaugurata domani, venerdì 9 febbraio, alla Galleria Olmastroni la mostra fotografica “Piccole storie da Santo Spirito” dedicata alla vita all’interno del carcere di Siena. Gli scatti del fotografo senese sono suddivisi in tre sezioni: la prima dedicata alla nascita della Biblioteca all’interno del carcere, una relativa al laboratorio fotografico, realizzato nel 2016 con Samuele Mancini, insieme ai detenuti e una sezione visiva dedicata agli spettacoli teatrali che in questi anni si sono tenuti presso la Casa Circondariale. Al centro della narrazione fotografica di Alessio Duranti c’è il lavoro culturale che riguarda la vita detentiva, la voglia di partecipazione e di crescita del detenuto stesso. L’inaugurazione della mostra, che rientra all’interno degli eventi del cartellone del Festival Siena Città Aperta, è in programma domani alle ore 18.30 alla Galleria Olmastroni di Palazzo Patrizi (via di Città 75) e vedrà la partecipazione dell’assessore alla Cultura del Comune di Siena, di Sergio La Montagna, direttore del carcere di Siena, di Altero Borghi e di Alessio Duranti. La mostra, a ingresso libero, resterà aperta fino al 18 febbraio con orario 15-18.
Articolo pubblicato sul sito web gonews.it
Alla scoperta della
vita all’interno della Casa Circondariale di Siena attraverso l’occhio
di Alessio Duranti. Sarà inaugurata domani, venerdì 9 febbraio, alla
Galleria Olmastroni la mostra fotografica “Piccole storie da Santo
Spirito” dedicata alla vita all’interno del carcere di Siena. Gli scatti
del fotografo senese sono suddivisi in tre sezioni: la prima dedicata
alla nascita della Biblioteca all’interno del carcere, una relativa al
laboratorio fotografico, realizzato nel 2016 con Samuele Mancini,
insieme ai detenuti e una sezione visiva dedicata agli spettacoli
teatrali che in questi anni si sono tenuti presso la Casa Circondariale.
Al centro della narrazione fotografica di Alessio Duranti c’è il lavoro
culturale che riguarda la vita detentiva, la voglia di partecipazione e
di crescita del detenuto stesso.
L’inaugurazione della mostra, che rientra all’interno degli eventi del
cartellone del Festival Siena Città Aperta, è in programma domani alle
ore 18.30 alla Galleria Olmastroni di Palazzo Patrizi (via di Città 75) e
vedrà la partecipazione dell’assessore alla Cultura del Comune di
Siena, di Sergio La Montagna, direttore del carcere di Siena, di Altero
Borghi e di Alessio Duranti. La mostra, a ingresso libero, resterà
aperta fino al 18 febbraio con orario 15-18.
Leggi questo articolo su: http://www.gonews.it/2018/02/08/la-vita-nel-carcere-siena-al-centro-mostra-fotografica/
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Alla scoperta della
vita all’interno della Casa Circondariale di Siena attraverso l’occhio
di Alessio Duranti. Sarà inaugurata domani, venerdì 9 febbraio, alla
Galleria Olmastroni la mostra fotografica “Piccole storie da Santo
Spirito” dedicata alla vita all’interno del carcere di Siena. Gli scatti
del fotografo senese sono suddivisi in tre sezioni: la prima dedicata
alla nascita della Biblioteca all’interno del carcere, una relativa al
laboratorio fotografico, realizzato nel 2016 con Samuele Mancini,
insieme ai detenuti e una sezione visiva dedicata agli spettacoli
teatrali che in questi anni si sono tenuti presso la Casa Circondariale.
Al centro della narrazione fotografica di Alessio Duranti c’è il lavoro
culturale che riguarda la vita detentiva, la voglia di partecipazione e
di crescita del detenuto stesso.
L’inaugurazione della mostra, che rientra all’interno degli eventi del
cartellone del Festival Siena Città Aperta, è in programma domani alle
ore 18.30 alla Galleria Olmastroni di Palazzo Patrizi (via di Città 75) e
vedrà la partecipazione dell’assessore alla Cultura del Comune di
Siena, di Sergio La Montagna, direttore del carcere di Siena, di Altero
Borghi e di Alessio Duranti. La mostra, a ingresso libero, resterà
aperta fino al 18 febbraio con orario 15-18.Leggi questo articolo su: http://www.gonews.it/2018/02/08/la-vita-nel-carcere-siena-al-centro-mostra-fotografica/
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vita all’interno della Casa Circondariale di Siena attraverso l’occhio
di Alessio Duranti. Sarà inaugurata domani, venerdì 9 febbraio, alla
Galleria Olmastroni la mostra fotografica “Piccole storie da Santo
Spirito” dedicata alla vita all’interno del carcere di Siena. Gli scatti
del fotografo senese sono suddivisi in tre sezioni: la prima dedicata
alla nascita della Biblioteca all’interno del carcere, una relativa al
laboratorio fotografico, realizzato nel 2016 con Samuele Mancini,
insieme ai detenuti e una sezione visiva dedicata agli spettacoli
teatrali che in questi anni si sono tenuti presso la Casa Circondariale.
Al centro della narrazione fotografica di Alessio Duranti c’è il lavoro
culturale che riguarda la vita detentiva, la voglia di partecipazione e
di crescita del detenuto stesso.
L’inaugurazione della mostra, che rientra all’interno degli eventi del
cartellone del Festival Siena Città Aperta, è in programma domani alle
ore 18.30 alla Galleria Olmastroni di Palazzo Patrizi (via di Città 75) e
vedrà la partecipazione dell’assessore alla Cultura del Comune di
Siena, di Sergio La Montagna, direttore del carcere di Siena, di Altero
Borghi e di Alessio Duranti. La mostra, a ingresso libero, resterà
aperta fino al 18 febbraio con orario 15-18.
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vita all’interno della Casa Circondariale di Siena attraverso l’occhio
di Alessio Duranti. Sarà inaugurata domani, venerdì 9 febbraio, alla
Galleria Olmastroni la mostra fotografica “Piccole storie da Santo
Spirito” dedicata alla vita all’interno del carcere di Siena. Gli scatti
del fotografo senese sono suddivisi in tre sezioni: la prima dedicata
alla nascita della Biblioteca all’interno del carcere, una relativa al
laboratorio fotografico, realizzato nel 2016 con Samuele Mancini,
insieme ai detenuti e una sezione visiva dedicata agli spettacoli
teatrali che in questi anni si sono tenuti presso la Casa Circondariale.
Al centro della narrazione fotografica di Alessio Duranti c’è il lavoro
culturale che riguarda la vita detentiva, la voglia di partecipazione e
di crescita del detenuto stesso.
L’inaugurazione della mostra, che rientra all’interno degli eventi del
cartellone del Festival Siena Città Aperta, è in programma domani alle
ore 18.30 alla Galleria Olmastroni di Palazzo Patrizi (via di Città 75) e
vedrà la partecipazione dell’assessore alla Cultura del Comune di
Siena, di Sergio La Montagna, direttore del carcere di Siena, di Altero
Borghi e di Alessio Duranti. La mostra, a ingresso libero, resterà
aperta fino al 18 febbraio con orario 15-18.
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“Piccole storie da Santo Spirito”, la vita nel carcere senese in mostra alla Galleria Olmastroni
Il fotografo senese Alessio Duranti cercherà di raccontare con i suoi scatti il lavoro culturale che riguarda la vita detentiva, la voglia di partecipazione e di crescita del detenuto stesso.
E’ programmata per domani, venerdì 9 febbraio, alla Galleria Olmastroni l’inaugurazione della mostra fotografica di Alessio Duranti “Piccole storie da Santo Spirito” dedicata alla vita all’interno della Casa Circondariale di Siena. L’esposizione sarà suddivisa in tre sezioni: la prima dedicata alla nascita della Biblioteca all’interno del carcere di Santo Spirito, una relativa al laboratorio fotografico, realizzato nel 2016 con Samuele Mancini, insieme ai detenuti e una sezione visiva dedicata agli spettacoli teatrali che in questi anni si sono tenuti presso la Casa Circondariale. La narrazione fotografica di Alessio Duranti cercherà di raccontare il lavoro culturale che riguarda la vita detentiva, la voglia di partecipazione e di crescita del detenuto stesso.
L’inaugurazione della mostra, che rientra all’interno degli eventi del cartellone del Festival Siena Città Aperta, avverrà domani alle ore 18.30 alla Galleria Olmastroni di Palazzo Patrizi (via di Città 75) con la partecipazione dell’assessore alla Cultura del Comune di Siena, di Sergio La Montagna, direttore del carcere di Santo Spirito, di Altero Borghi e dell’artista stesso. La mostra, a ingresso libero, resterà aperta fino al 18 febbraio con orario 15-18.
Articolo pubblicato su Radiosienatv.it
venerdì 19 gennaio 2018
Il teatro e il carcere: #Apritisesamo con detenuti da Mille e una notte
Colui che apre la porta di una scuola, chiude una prigione (Victor Hugo)
E’ su queste parole che si fonda l’attività di laboratorio teatrale che da anni va avanti con successo all’interno del carcere di Santo Spirito. Anche per il 2018, con inizio venerdì 26 gennaio alle 17, i detenuti della casa circondariale di Siena daranno inizio agli spettacoli che sono frutto del lungo lavoro di mesi nell’ambito delle attività didattiche e culturali della struttura.
#Apritisesamo è il titolo del nuovo spettacolo dei detenuti attori che sotto la regia di Altero Borghi dell’associazione culturale Sobborghi Onlus rappresenteranno una originale e simpatica rivisitazione della fiaba di Ali Babà e i quaranta ladroni, ricreando le magiche atmosfere de Le mille e una notte. Una rilettura che vedrà i detenuti del carcere di Santo Spirito pronunciare la frase “Apriti Sesamo”, a simboleggiare l’apertura di una porta dietro alla quale si nasconde un tesoro. Sul palco, insieme agli attori-detenuti, Serena Cesarini Sforza e Federica Barrasso .
L’iniziativa è inserita anche quest’anno nel cartellone del festival “Siena, città aperta” che l’Assessorato alla cultura del Comune di Siena, l’Università degli Studi di Siena, Fondazione Monte dei Paschi di Siena e Vernice Progetti Culturali hanno organizzato per offrire alla città un programma di eventi il cui comune denominatore è la cultura come strumento di benessere e di pace.
E’ proprio con l’obiettivo di fare del carcere non solo un istituto di pena ma anche un luogo di cultura che il laboratorio teatrale della Casa Circondariale gestito dalla Sobborghi Onlus allestisce da diversi anni spettacoli che vedono come protagonisti i detenuti che portano in scena pieces composte da essi stessi.
Una pièce che è “un momento social che coinvolgerà anche il pubblico – racconta il regista Altero Borghi -: a tutti chiederemo cosa vuol dire per loro Apriti Sesamo e quale tesoro si aspettano di trovare dietro la porta”. Ad aprire lo spettacolo, poche ma importanti domande: “Dovrete scegliere da quale porta passare? Quale sarà quella giusta? Quale quella sbagliata? Non sarà possibile tornare indietro e cambiare. Per scegliere dovrete scrivere, per passare dovrete esprimere una parola, un pensiero: Apriti Sesamo”. Una storia dove si alterneranno momenti divertenti a scene più intense e retrospettive che vedranno una sorpresa finale nel desiderio che sarà realizzato dal Genio della lampada.
Il teatro diventa in questo modo uno strumento per la riscoperta delle capacità e delle sensibilità personali, una modalità di espressione positiva di drammi e di angosce: l’esperienza della compagnia teatrale consente infatti di sperimentare modelli comportamentali e dinamiche che non sono quelle della detenzione, facendo emergere meccanismi di interrelazione fondati sulla condivisione, sull’intesa, sulla solidarietà.
E il pubblico che si reca nel piccolo teatrino della Casa Circondariale per assistere agli spettacoli concorre con la sua presenza appassionata a valorizzare questo percorso esperenziale attraverso il quale i detenuti attori ritrovano energie perdute ed acquisiscono abilità artistiche.
#ApritiSesamo andrà in scena il 26 gennaio alle ore 17 (repliche 16 febbraio, 9 marzo e 27marzo alle ore 16) ed è a ingresso libero ma per partecipare è necessario inviare copia del documento d’identità al seguente indirizzo di posta elettronica: apritisesamosiena@gmail.it assolutamente entro e non oltre una settimana prima della data dello spettacolo prescelto. Per poter assistere alla prima è dunque necessario inviare la mail entro oggi, 19 gennaio.
(Al termine di ogni spettacolo, per consolidare quel legame profondo che si è creato tra palcoscenico e platea, tra il mondo di dentro e quello di fuori, attori e spettatori si ritroveranno a consumare insieme un ricco rinfresco offerto da Conad e preparato dai detenuti masterchef del carcere).
Articolo sul sito web di Siena News
giovedì 18 gennaio 2018
Con #ApritiSesamo i detenuti diventano attori
Lo spettacolo #ApritiSesamo, inserito nel cartellone del Festival Siena Città Aperta, è in programma il 26 gennaio nel Carcere di Santo Spirito
Una rilettura de “Le Mille e la Notte” che vedrà i detenuti del carcere di Santo Spirito pronunciare la frase “Apriti Sesamo”, a simboleggiare l’apertura di una porta dietro alla quale si nasconde un tesoro. Parte da qui lo spettacolo teatrale dal titolo #ApritiSesamo, messo in scena dall’Associazione Culturale Sobborghi Onlus e inserito nella rassegna Siena Città Aperta, che avrà uno scenario del tutto inconsueto come la Casa Circondariale di Siena e sul palco, insieme agli attori-detenuti, Serena Cesarini Sforza e Federica Barrasso.
Una pièce che è «un momento social che coinvolgerà anche il pubblico: – racconta il regista Altero Borghi – a tutti chiederemo cosa vuol dire per loro Apriti Sesamo e quale tesoro si aspettano di trovare dietro la porta». Ad aprire lo spettacolo, poche ma importanti domande: «Dovrete scegliere da quale porta passare? Quale sarà quella giusta? Quale quella sbagliata? Non sarà possibile tornare indietro e cambiare. Per scegliere dovrete scrivere, per passare dovrete esprimere una parola, un pensiero: Apriti Sesamo». Una storia dove si alterneranno momenti divertenti a scene più intense e retrospettive che vedranno una sorpresa finale nel desiderio che sarà realizzato dal Genio della lampada.
#ApritiSesamo andrà in scena il 26 gennaio alle 17 (repliche 16 febbraio, 9 marzo e 27 marzo alle 16) ed è a ingresso libero ma per partecipare è necessario inviare copia del documento d’identità al seguente indirizzo di posta elettronica: apritisesamosiena@gmail.com entro una settimana prima della data dello spettacolo prescelto. Per poter assistere alla prima è dunque necessario inviare la mail entro il 19 gennaio.
Articolo sul sito web di Canale3
lunedì 18 dicembre 2017
Nudi e crudi al carcere di Santo Spirito
Nella piccola casa circondariale di Santo Spirito quest’anno il Natale è arrivato con dieci giorni di anticipo. Il regalo che i circa sessanta detenuti hanno trovato sotto l’albero è di quelli che si ricordano per molto tempo. Hanno deciso infatti di fare visita al carcere senese tre attori di primo piano nel panorama nazionale: Paolo Calabresi, Maria Amelia Monti e Nicola Sorrenti, che hanno portato in questi giorni al teatro dei Rinnovati l’opera Nudi e Crudi di Alan Bennett.
E nudi e crudi si sono presentati nel teatro del carcere davanti a una platea di detenuti curiosi ed emozionati. Non capita certo tutti i giorni di trovarsi a pochi metri da personaggi di questo spessore artistico. Paolo Calabresi agli occhi dei ragazzi è la iena per antonomasia (uno dei conduttori, il pizzardone intransigente, e soprattutto quello che ha preso a schiaffi Corona), il giornalista di inchiesta, uno dei protagonisti di “Smetto quando voglio” (che in questo ambiente è stato visto con un occhio particolare) e di tanti altri film per il grande e il piccolo schermo.
Maria Amelia Monti è uno dei volti più noti e amati per bellezza e simpatia della nostra televisione: da Distretto Polizia a Si può fare, dall’Amore non basta a Baciati dall’amore. Nell’immaginario collettivo rimane però la moglie di Jerry Scotti in Finalmente Soli. E infine Nicola Sorrenti (riconosciuto dai detenuti per la sua partecipazione a qualche produzione televisiva italiana) è un talentuoso e giovanissimo attore romano (classe ’87) di cui (a mio modesto parere) sentiremo ancora parlare.
I primi venti minuti sono stati di imbarazzo reciproco. Come alla festa delle medie. Maschi da una parte e femmine dall’altra. Piano piano però il ghiaccio si comincia a rompere e alcuni detenuti, con un po’ di inevitabile timidezza reverenziale, hanno mostrato agli artisti la loro parte nella pièce teatrale che stanno allestendo in carcere sotto la guida di Altero Borghi.
Il clima, inizialmente di distacco e di studio reciproco, si è via via scaldato, diventando di complicità e di interazione. Gli attori hanno spogliato letteralmente lo spettacolo di Bennett offrendo un interessante dietro le quinte di questa opera: la psicologia dei personaggi all’interno del delicato equilibrio di un rapporto di coppia, le reazioni dei coniugi diametralmente opposte davanti a un trauma imprevisto (tornare a casa e trovare l’appartamento completamente spoglio), i trucchi scenografici per dare il senso di profondità.
Ai detenuti sembra di essere nella platea dei Rinnovati. Immaginano. Riflettono. Sorridono (è uno spettacolo ironico). Applaudono.
Nudi e crudi sono però anche i detenuti di fronte agli attori. Percepiscono che la loro visita è davvero spontanea, voluta, sincera. E si fidano. Parlano dei loro errori o, per usare le parole della Monti, del loro lato oscuro che, in quanto esseri umani, ognuno porta dentro di sé. Si affronta il delicato tema dell’importanza della detenzione e del percorso di reintegro. Si discute di come sia difficile cambiare e ricominciare a vivere una vita normale una volta fuori senza l’aiuto di qualcuno.
Il teatro a questo punto è in silenzio, attento, partecipe. Non ci sono più, come all’inizio dell’incontro, i grandi attori da una parte e i detenuti dall’altra. E’ un confronto alla pari. Quasi una chiacchierata tra amici.
Ci sono solo persone. Alcune che hanno sbagliato e stanno pagando per quello che hanno fatto, altre, invece, che sono pienamente consapevoli che si può sbagliare. Non è andato troppo lontano dal vero un detenuto che ha osservato che la sola differenza tra loro che stanno dentro e alcuni che stanno fuori sta nel fatto che a loro li hanno presi…
E’ stato un incontro molto intenso e vero, grazie anche alla semplicità portata in carcere da questo trio.
A chi di voi, si è posto (anche per sbaglio) la domanda se i signori Calabresi e Monti sono davvero così “umani” come la TV spesso li ha ritratti, rispondo di no. Dal vivo, lo sono molto di più. Anzi. Voglio aggiungere un piccolo aneddoto che poteva (e doveva) rimanere tra le quattro mura del carcere. Non me ne voglia Maria Amelia.
Durante la discussione l’attrice milanese aveva proposto, come aiuto durante il percorso detentivo, un’iniziazione alla filosofia Buddhista che lei pratica abitualmente, consigliando qualche lettura sull’argomento. Saputo della presenza di una piccola biblioteca all’interno della casa circondariale, appena uscita dal carcere, si è recata, sua sponte, a una libreria del centro ad acquistare diversi libri da regalare alla struttura.
Un gesto semplice, spontaneo, sentito, come l’intera visita e che contribuirà, almeno in parte, a rendere più sopportabile il Natale a chi è costretto a trascorrerlo dentro una piccola cella. A chi di voi invece si è chiesto se la Monti anche “dal vivo” parla così come in scena, come in TV… rispondo di si. Nella stessa identica maniera!
Personalmente volevo fare i complimenti a Nicola Sorrenti (dei tre, per il momento, il meno noto) sia per gli interventi durante l’incontro in carcere, puntuali, profondi e mai banali, sia per la performance teatrale dove, vestendo i panni di un narratore stile Arancia Meccanica (con Mozart al posto di Beethoven) e di tutti gli altri personaggi secondari, ha mostrato un forte carattere, una grande poliedricità e una consistente presenza scenica. Bravissimo!
Per chiudere voglio denunciare che Paolo Calabresi, grande inviato delle Iene, leone quando si trova dall’altra parte del microfono, davanti a una delle tante domande scomode dei detenuti è fuggito senza dare una risposta convincente. Grande delusione per gli ospiti di Santo Spirito che continueranno, invano, a chiedersi: “Ma come è dal vivo la Ilary Blasi?”
Articolo su SienaNews di Claudio Marini
martedì 21 novembre 2017
Un caffè sospeso per chi è in attesa: iniziativa dei bar di Siena
Due originali iniziative nel segno dell’attenzione per i detenuti della casa circondariale “Santo Spirito” di Siena dal punto di vista della somministrazione alimentare. I progetti “Caffè sospeso” e “Salute e alimentazione in carcere” sono stati presentati stamani in conferenza stampa a Palazzo Berlinghieri dal direttore del carcere di Santo Spirito, Sergio La Montagna, insieme al vicesindaco Fulvio Mancuso e all’assessora al Sociale, Anna Ferretti; con loro, per illustrare il primo, il presidente provinciale di Confesercenti, Leonardo Nannizzi, e Belinda Batani dell’omonima ditta produttrice di caffè, mentre sul secondo è intervenuta la dietista Gloria Turi del Dipartimento delle Professioni tecnico-sanitarie, della Riabilitazione e della Prevenzione dell’azienda USL Toscana sud-est.
COME FUNZIONA IL PROGETTO CAFFE' SOSPESO?
Offrire un caffè: un piccolo gesto che può aver un grande significato, soprattutto per chi sconta una pena aspettando un domani migliore.
Confesercenti, Casa circondariale di Siena, Comune di Siena e Batani promuovono una iniziativa di microsolidiarietà diffusa: tramite i bar, cittadini e visitatori della città potranno offrire un caffè ai detenuti del carcere di Santo Spirito.
CAFFE' SOSPESO: COME POSSONO ADERIRE I BAR?
Per il progetto Caffè sospeso comincia ora la fase operativa: possono aderire tutti i bar di Siena città. Per esprimere il proprio interesse o semplicemente per richiedere maggiori ragguagli gli interessati possono scrivere a turismo@confesercenti.siena.it oppure contattare il nmero verde 800 914948.
LA PRESENTAZIONE DEL PROGETTO
“Caffè sospeso”, patrocinata dal Comune e sostenuta dalla Confesercenti, è un’iniziativa solidale che si sviluppa intorno al rito del caffè, una delle bevande di maggior consumo a livello nazionale, anche all’interno delle carceri. In questo caso, ha aggiunto Nannizzi “si tratta di creare una connessione tra gli esercizi pubblici della città e la casa circondariale, tramite la quale i caffè sospesi dei bar si tradurranno in dosi di miscela da moka per i detenuti. Un’azione che intende stimolare la solidarietà dei senesi, i quali, sono certo, risponderanno positivamente alla campagna, e che denota la sensibilità di Confesercenti e dei nostri associati a favore di un’iniziativa mirata al sociale”. Il direttore della casa circondariale afferma che il progetto “Caffè Sospeso” è inteso anche come un gesto di solidarietà verso i detenuti che scontano una pena per le loro azioni passate ma che comunque non devono essere considerate “bestie”.
Il caffè in carcere è offerto solo a colazione e se durante la giornata si ha voglia bisogna comprarlo, ovviamente, non tutti hanno la disponibilità di acquistarlo, e da qui l’idea di appellarsi alla generosità della collettività senese per permettere a chiunque il piacere di gustare una tazzina di caffè. Allo scopo di conferire visibilità all’iniziativa, sulle vetrine dei bar aderenti sarà affissa una locandina realizzata a partire dal progetto fotografico di Alessio Duranti.
L’iniziativa annovera anche la collaborazione della ditta “Caffè Batani”, associato della Confesercenti di Siena, che ha recepito con entusiasmo la proposta del direttore La Montagna. La titolare Belinda Batani ha affermato con entusiasmo la partecipazione al progetto indicandolo come un’azione solidale che vede il caffè come un elemento di socialità in un contesto difficile quale il carcere. Con l’approssimarsi del periodo natalizio, regalerà un fornitura di caffè in polvere spiegandogli il processo a ritroso del percorso di realizzazione del prodotto finito: dal pacchetto al chicco.
Articolo sul sito web della Confesercenti di Siena
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